Vicente Huidobro, Poemas Árticos

VERMOUTH
Bebo en un café
Al fondo de las horas olvidadas M
O
N
Vasos de vino ardiente T
y estrellas fermentadas M
A
TODAS LAS VENDIMIAS R
DE LAS HORAS PASADAS T
R
Una angustia de amor cierra los ojos E
Y pesa sobre los sueños este ramo

Llevo los siglos entreabiertos en mis hombros
Llevo todos los siglos y no caigo

Bebedores de vinos rojos
y de cielo gastados
Algo se esconde al fondo de los vasos

Bebedores de mares y de vidas
Yo os doy mi sangre en hostias lìricas

Vicente Huidobro, Poemas Árticos

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Cairanne, Domaine Richaud 2011

Il Cairanne è giovinezza concentrata, vibrante, in evoluzione. Come giudicare un vino se non come “giovane”, quando, pur nella sua dolce carnalità è sensibile alle temperature e ti bolle in bocca forte dei suoi 15,5%?

E’ porporato con riflessi violacei; è amarena e ciliegia allo stato semisolido, speziato con un poco di pepe verde (il piccolo contributo di Syrah si sente comunque). I tannini sono soffocati dagli zuccheri e dalla corposità; il retrogusto è caldo, netto, non disturbato da facili legni, un vibrato che non sembra nemmeno aver visto la botte, ma che in realtà, almeno per il 30%, dichiaratamente, l’ha vista.

Vanno scovati qui i maestri vignaioli francesi che vogliono deviare dai blend internazionali e non seguono ricette consolidate. Marcel Richaud, paladino del biodinamico per l’AOC Côtes-du-Rhône è un virtuoso sprecone che mette insieme questa cuvée non filtrata di Grenache (maggioranza), Mourvèdre, Syrah, Carignan, Counoise. 

Due sorsi è siamo travolti dalla piena e irruente morbidezza di un’ideale gioventù idealista, come quella descritta dal Papini nel suo Uomo Finito  al capitolo dedicato al Ribollimento dell’uomo di vent’anni, “l’età rodomontica della vita, in cui si ha il vizio virile di prender tutti i tori per le corna; in cui si cammina col passo agile e ben battuto dei poliorceti, col cappello sulle ventitré e un randello di ciliegio nella mano nervosa. Ogni nastro ci sembra una bandiera; ogni brontolio lontano il fremito gigantesco di una battaglia; e ogni acquazzone il principio del secondo diluvio universale”.

Qui lo sprecare torna al suo etimo originale di “dispersione”, in particolare alla dispersione di vigore e piacevole ribalderia.

Albino Armani Foja Tonda 2008

Spesso chiamiamo storia quello che non ci pare appartenere al presente. Non mi interessa più di tanto credere che questa sia un vitigno “recuperato” o preservato; quello che mi colpisce è la nuova sensazione o farei meglio a definirla vibrazione. È un vino vivo e se la storia può essere viva, come spesso lo è, ammiriamo un vino storico che vive in un presente parallelo.

Un porpora più che rubino, movimentato più che impenetrabile. Ha un carattere acido, ma allo stesso tempo vinoso, una punta di viola selvatica, una scossa di genziana primaverile per arrivare a un retrogusto leggermente micotico di mazza di tamburo. Non so come possa resistere al tempo un vino – forse apparentemente – così fragile o tanto delicato, ma probabilmente sta qui la sua magia: la storia punta ad essere apprendistato del presente.

E’ antiruffiano, nervoso, con aromi terziari in ascendenza; mi va di annoverarlo al ramo genealogico dei Cabernet, per stavolta non mi importa la filologia.

C’è chi parla di rusticità, ma la chiave interpretativa non mi convince: non siamo di fronte a un vino da Albero degli zoccoli, perché Foja Tonda è “allegoria” ovvero favola per adulti come un Sansovino che scopre il Laocoonte e ne ricava una rinnovata vigorosità che sentiamo tutta al palato.

Brillant-Savarin, Physiologie du goût

Me poursuivons plus la gloire;
Elle vend cher ses faveurs;
Tâchons d’oublier l’histoire:
C’est un tissu de malheurs.
Mais appliquons-nous à boire Ce vin qu’aimaient nos aïeux.
Qu’il est bon, quand il est vieux! (bis.)”
Vaudeville de Figaro

Brillant-Savarin, Physiologie du goût