Lieben Aich Manincor 2009, introversione geniale

foto (1)Je te veux, Sarabandes, Gymnopédies sono una giostra che chiama e che vuole solo te. Forse sgangherata, forse antiquata, ma tenera, autentica, altera senza essere pedante, dolce senza ruffianerie. In questo morbido, dorato, caldo e vivacemente trattenuto Sauvignon, l’anidride carbonica partecipa alle proiezioni dei raggi luminosi e attraverso esse vedo la giostra roteare. Nei pezzi per pianoforte di Satie le frasi sono corte, insistenti in 4/4, un rock nella musica classica che varia grazie a improvvise rotture di schemi, non intenzionali, non esibite.
E’ un sauvignon sudtirolese, ma – straordinariamente! – non allineato agli standard sudtirolesi che sono medio-alti, ma pur sempre standard. Una voce fuori dal coro, una melodia esotica di frutto della passione e papaya non chiassosa, sviluppata su vibrazioni amplificate dall’abnegazione minerale più che dalla perentorietà fruttata. Il retrogusto sapido è uno scorno alle convenzioni, né vagamente carsico, né sudtirolese, quasi amarognolo, franco ed erbaceo forse a significare che la capacità visionaria come quella racemifera è frutto dell’immaginazione, stimolata dalla ricchezza della sottrazione piuttosto che dall’amplificazione degli stimoli.
Satie nel Lieben Aich ci insegna che il sentimento è profondo quando è privo di sentimentalismo che l’introversione in un genio può rivelarsi infinita anche solo con pochi schemi.

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